“Il Motorola 68020″ su Applicando 335

 Articolo pubblicato il 09/04/2014 che parla di Novità 

Copertina di Applicando 335Segnalo che è in edicola il numero 335 di Applicando, con data aprile 2014, in cui trovate un nuovo articolo di Storie di Apple.

Questa volta la rubrica torna indietro alla (seconda) metà degli anni Ottanta.
In “Il Motorola 68020” i riflettori sono puntati sul secondo processore utilizzato da Apple nei suoi Macintosh.

Il 68020 venne impiegato abbastanza tardi rispetto al suo lancio ufficiale, che risale al 1984, venne sfruttato in pochissimi modelli con la mela morsicata e fu rapidamente soppiantato dal 68030, ma Apple ne fece comunque un uso strategico.

Storie di Apple su Applicando 335L’MC68020, questo il suo nome tecnico, fu infatti il punto di forza di due modelli molto importanti.

Il processore venne anzitutto utilizzato nel Macintosh II, permettendo un provvidenziale salto di qualità grafica e di elaborazione dati e più avanti, all’interno del primo Macintosh LC, aiutò sensibilmente la diffusione del “computer for the rest of us”.

Colgo infine l’occasione per ringraziare l’amico retrocomputerista Luigi Serrantoni che ha gentilmente prestato alcuni esemplari di MC68020 e di coprocessore MC 68881, di cui potete ammirare una foto sulle pagine di Applicando, a corredo del mio testo.

A questo punto non mi resta che augurarvi una buona lettura. :)



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Storie di Apple via email

 Articolo pubblicato il 08/04/2014 che parla di Novità 

Storie di Apple in mail.app su iPhoneRicordo a chi segue Storie di Apple che è possibile leggere gli articoli anche senza visitare il sito web, sotto forma di messaggi di posta elettronica recapitati nella vostra casella.

È un sistema molto comodo, non solo per la tempestività, ma per leggere i post su cellulari e smartphone in maniera più facile, dato che testi e immagini vengono reimpaginati ed adattati a spazi più piccoli di quelli sullo schermo di un PC.

Per attivare il servizio, che è gratuito e si basa sul feed integrale (altro comodo metodo di leggere i nuovi articoli), bastano pochi secondi.

Ecco come si fa: seguite il link Storie di Apple in e-mail, presente insieme ad altre opzioni anche nella colonna di destra di fianco agli articoli.

storiediapple-viaemail-iscrizione

Nel modulo che comparirà (nell’immagine vedete un esempio) inserite il vostro indirizzo email a cui volete siano recapitati gli articoli, trascrivete i caratteri antispam che compariranno e infine premete il pulsante “Complete subscription request” per confermare.

Buona lettura!



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Dieci anni di iTunes (Music) Store

 Articolo pubblicato il 06/04/2014 che parla di Software 

Il 28 aprile del 2003 Steve Jobs salì sul palco del Moscone Center a San Francisco per presentare le ultime novità di Apple in campo musicale. La data e la presentazione sono diventate memorabili per il lancio dell’iTunes Music Store, mossa con cui Apple all’epoca si spinse ancora di più oltre gli angusti confini dei personal computer, entrando nell’ambito dei servizi.

iTunes Store market leaderIl Music Store fu inizialmente (e cautamente) offerto solo all’utenza statunitense in possesso di un Macintosh, ma nel giro di alcuni anni la sua crescita sarebbe andata oltre ogni previsione. Lo Store infatti sbaragliò i servizi digitali concorrenti, di cui oggi rimane ben poco, e superò uno dopo l’altro anche i rivenditori fisici, cambiando profondamente il mercato musicale e raggiungendo una posizione dominante che dopo un decennio ancora nessuno riesce a insidiare.

Il segreto di Apple consiste nell’aver puntato su un pubblico interessato ad acquistare (legalmente) brani “a là carte” invece che stipulare abbonamenti, e nell’aver costruito, pezzo dopo pezzo, “il primo ecosistema vero e completo per l’era della musica digitale” come lo descrisse Jobs in un’intervista dopo la presentazione.
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Il benvenuto di Tim Cook a Satya Nadella e a Office per iPad

 Articolo pubblicato il 28/03/2014 che parla di Novità 

Poche ore fa Microsoft ha annunciato e reso disponibile sull’App Store, una versione della sua suite Office per l’iPad, il tablet di Apple.

La decisione, da parte dello storico alleato/rivale di Apple, è epocale* e la cosa è evidenziata da uno scambio di messaggi avvenuto su Twitter.

L’attuale amministratore delegato di Apple si è scomodato dando il benvenuto alla suite di app dell’azienda e al nuovo capo di Microsoft:

Ecco la risposta di Satya Nadella, che come Cook ha ereditato le redini dell’azienda da una figura parecchio ingombrante:

* l’importanza di una versione di Office per iPad è paragonabile all’esordio di Excel solo su Mac nel lontano 1985 o dell’accordo Apple-Microsoft del 1997.



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“La nascita di Photoshop” su Applicando 334

 Articolo pubblicato il 10/03/2014 che parla di Novità,Software 

Copertina di Applicando 334È in edicola da qualche giorno il numero 334 di Applicando, datato marzo 2014, con un nuovo articolo per la rubrica di Storie di Apple.

In “La nascita di Photoshop” ricostruisco la nascita e il (doppio) esordio, uno dei quali sotto un nome diverso, di uno dei software più rivoluzionari della storia recente dell’informatica personale. Prima dell’esordio sotto il marchio Adobe, la creatura dei fratelli Knoll recentemente celebrata da Apple in occasione del trentennale del Macintosh, venne infatti immessa sul mercato con un nome diverso, a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan.

Storie di Apple su Applicando 334Il personal computer (un Macintosh inizialmente) corredato da uno scanner economico e soprattutto da un software di fotomanipolazione (allegato gratis) si rivelò subito una combinazione concorrenziale rispetto a soluzioni più costose e macchinose dell’epoca.
Il risultato è che in questi venticinque anni Photoshop si è imposto come lo standard de facto (tuttora imbattuto) per chi lavora con fotografie, analogiche o digitali che siano.

Buona lettura. :)

p.s. la foto della confezione di una delle prime versioni Photoshop (per Mac, ovviamente) viene dall’archivio di Storie di Apple ed è stata realizzata appositamente per l’articolo da Serena Di Virgilio.



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Il lungo addio di Apple al tubo catodico

 Articolo pubblicato il 01/03/2014 che parla di Hardware 

Nel maggio del 2001 Apple annunciò l’intenzione di diventare il primo rivenditore di computer a “passare ad una linea di monitor professionali interamente composta da schermi piatti LCD“.

AppleIn quella data, l’azienda californiana dismise il suo ultimo monitor esterno a tubo catodico, l’Apple Studio Display 17″ CRT (Cathode Ray Tube), lanciato meno di un anno prima, nel luglio del 2000, e lo rimpiazzò con lo Studio Display 17″ LCD. Il nuovo schermo, offerto negli Stati Uniti a un prezzo molto competitivo di 999 dollari, si posizionò tra due modelli che già usavano i cristalli liquidi. Come top di gamma c’era l’Apple Cinema Display da 22 pollici che costava 2499 dollari mentre all’altro estremo c’era l’Apple Studio Display 15″ LCD, venduto a 599 dollari e rinnovato nell’aspetto, reso simile a quello degli altri due modelli grazie all’adozione dello stesso design.

Il tono del comunicato stampa sembra suggerire che Apple avesse completato la transizione verso gli schermi a cristalli liquidi abbandonando in toto la vecchia e poco efficiente tecnologia CRT. La verità era ben diversa: nel 2001 a Infinite Loop si era ancora lontani da questo obiettivo e occorsero diversi anni affinché tutti i prodotti Macintosh si affrancassero dal tubo catodico.


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La parabola del MacBook Air

 Articolo pubblicato il 10/02/2014 che parla di Hardware 

Presentato nel gennaio del 2008 da Steve Jobs sul palco del Macworld, il MacBook Air è stato il culmine della “thinnovation” inseguita per almeno due decenni da Apple.

Criticato per il suo minimalismo spinto, per la poca potenza iniziale e per un prezzo elevato, (con duecento dollari in più si potevano acquistare i modelli “Pro”), il MacBook Air si rivelato non solo un successo oltre ogni aspettativa, ma un manifesto di come sarebbe evoluta l’offerta portatile di Apple.

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A distanza di pochi anni dal lancio ormai buona parte della lineup dei MacBook ha perso peso e spessore, ha ridotto la dotazione di input/output affidandosi al Wi-Fi e dicendo addio alle unità ottiche ed ha abbandonato i dischi fissi a favore delle unità a memoria solida. E altrettanto hanno fatto marche come Samsung e HP che hanno riproposto più o meno sfacciatamente design e molti dei punti chiave del MacBook Air sotto la nomea Ultrabook.

Il MacBook Air non è ovviamente il primo o l’unico tentativo di Apple di proporre un portatile ridotto all’osso.


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