Le app indispensabili: Mactracker

 Articolo pubblicato il 21/04/2015 che parla di Software 

mactracker iconCercate informazioni tecniche e storiche su un prodotto Apple? Il software gratuito Mactracker per Mac e iOS è la risposta migliore alle vostre esigenze.

Si tratta di un database portabile estremamente completo e periodicamente aggiornato con le informazioni ufficiali di Apple e altro ancora, che surclassa le risorse disponibili online.

Grazie a un’interfaccia compatta e facilmente navigabile, infatti, bastano pochi click (o tap) per trovare quale tipo di memoria RAM usa l’ultimo MacBook, quale sistema operativo è possibile installare, per individuare le differenze tra i vari modelli di Airport o sapere quanti Newton ha prodotto Apple (sette, oppure otto se vogliamo contare anche l’eMate).

Mactracker for Mac

Sviluppato e aggiornato da Ian Page sin dal maggio 2001, Mactracker fornisce informazioni dettagliate su [praticamente] tutti i prodotti mai commercializzati da Apple. Non si limita ai soli Macintosh, ma include anche i server, gli iPod, i dispositivi iOS, tutte le periferiche (anche quelle più rare, come lo schermo LCD per l’Apple IIc) e i sistemi operativi.


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Il Motorola 68020

 Articolo pubblicato il 08/04/2015 che parla di Hardware 

Quando nel gennaio 1984 Apple immise sul mercato il primo Macintosh, con all’interno un processore MC68000 a 8 MHz, gli ingegneri di Motorola, produttori del chip, erano già al lavoro sul successore. Il risultato degli sforzi venne annunciato pochi mesi dopo, in aprile, con il nome MC68020.

MC68020Compatibile con il 68000 a livello di istruzioni, il 68020 era un processore molto più moderno e capace, oltre che più veloce. Offriva un clock superiore, includeva una cache di primo livello, contemplava la possibilità di usare coprocessori e aveva un bus a 32 bit reali (laddove il 68000 era un ibrido a 16/32 bit) con il vantaggio di poter gestire molta più memoria RAM.

I primi esemplari vennero resi disponibili solo nel 1985, in quantità limitate e a velocità ridotte. Il processore venne impiegato inizialmente da Sun e Hewlett Packard in workstation UNIX, mentre Apple continuò a impiegare il 68000.
L’azienda di Cupertino sfruttò la potenza del nuovo microprocessore nel marzo del 1987, rendendolo il cuore del Macintosh II.

Grazie al 68020 a 16 MHz, il Mac II era quattro volte più veloce del Mac Plus lanciato l’anno precedente e metteva a disposizione una potenza incredibile per gestire agilmente immagini a colori di qualità fotografica, ma non solo. Opportunamente dotato del coprocessore matematico (FPU) 68881 e di un’unità per la paginazione della memoria (PMMU), il Mac II poteva trasformarsi in workstation utilizzando A/UX, nuovo sistema operativo basato su UNIX, presentato nel 1988 come (costosa) alternativa al System.

Nei Macintosh seguenti Apple accantonò il 68020 adottando un’ulteriore evoluzione del chip sfornata nel frattempo da Motorola, il 68030. Quest’ultimo incorporava già la PMMU, poteva usare un coprocessore più potente, e venne prodotto in versioni sempre più veloci, venendo spinto sino alla notevole (per l’epoca!) frequenza di clock di 50 MHz.

Il 68020 fece ritorno due anni più tardi, in un ruolo forse meno prestigioso ma molto importante per Apple. Nell’ottobre del 1990 l’azienda rispose alle critiche sui prezzi alti e sulla poca diffusione dei computer con la mela morsicata, offrendo due Mac economici che ne aumentarono le quote di mercato e risollevarono le finanze.

Il modello base della linea economica era il Macintosh Classic, che usava il sempre più inadeguato 68000 a 8 MHz e il cui punto di forza era, sostanzialmente, un prezzo stracciato di listino (si partiva da 999 dollari).

Mac LC - scheda madre con 68020

A chi voleva qualcosa di più ma aveva comunque un budget limitato era rivolto il Macintosh LC, che supportava monitor a colori, aveva un ingresso audio e addirittura anche uno slot di espansione. Al suo interno c’era di nuovo un 68020 a 16 MHz che, seppure rallentato da un bus lento e non dotato di fabbrica di una FPU, garantiva performance dignitose all’LC, che riscosse successo presso l’utenza casalinga e scolastica e diventò per molti il primo ingresso nel mondo Macintosh.

Nota: Le foto del Motorola MC68020 sono tratte dall’archivio di Storie di Apple e sono state realizzate da Serena Di Virgilio. Si ringrazia Luigi Serrantoni.



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Wozniak e le telefonate a sorpresa dall’aeroporto

 Articolo pubblicato il 01/04/2015 che parla di Personaggi 

Molte delle burle architettate da Steve Wozniak negli anni ’80 ruotano attorno all’utilizzo del telefono.

Wozniak con una Blue BoxPer anni Wozniak ha offerto sulla sua segreteria telefonica pesanti barzellette sui polacchi, ha sfruttato le “blue box” realizzate con Jobs per telefonare gratis al Papa fingendosi il segretario di stato Henry Kissinger e ha automatizzato i suoi scherzi telefonici sfruttando il modem per l’Apple II progettato dal suo amico Captain Crunch.

Alla lista di burle possiamo aggiungere un altro episodio, raccontato da Nolan Bushnell in “Chi sarà il prossimo Steve Jobs?”.

Bushnell ricorda che per alcuni anni, negli aeroporti degli Stati Uniti, c’erano schermi pubblicitari con sotto una fila di pulsanti. Premendoli si veniva immediatamente connessi a servizi per viaggiatori e turisti come alberghi e agenzie di autonoleggio.

Una sera sul tardi, Steve Wozniak decise di divertirsi un po': guidò fino all’aeroporto di San Francisco e riprogrammò alcuni di quei servizi, cambiando i numeri di telefono delle varie aziende con quelli i suoi amici.

Nel cuore della notte, gli amici di Wozniak cominciarono a ricevere telefonate da gente che faceva domande come ‘Avete un auto di media cilindrata disponibile?’ e ‘Qual è il prezzo di una stanza?’

Nota: l’immagine di Wozniak è tratta da itrs.scu.edu/ratliff/cis/



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“I Macintosh made in Italy” e “I molti sistemi operativi del Lisa”: due vecchie storie di Apple da rileggere

 Articolo pubblicato il 24/03/2015 che parla di Novità 

L’obiettivo di Storie di Apple è di fornire un quadro più completo possibile su persone, prodotti ed eventi dell’azienda cofondata da Jobs e Wozniak, tramite un minuzioso e costante lavoro di ricerca, analisi e sintesi.
Questo vuol dire che non solo vengono elaborati nuovi contenuti, ma che vengono modificati ed aggiornati anche i contenuti già editi, sulla base di elementi emersi nel frattempo.

duevecchiestoriediappledarileggereÈ il caso di due vecchi articoli che risalgono al 2009 e al 2010, ovvero:

  • “I Macintosh made in Italy”
    Sono in pochi a saperlo e ancora in meno ad averne avuto uno tra le mani ma per un breve periodo il Mac è stato prodotto anche in Italia.
     
  • “I molti sistemi operativi del Lisa”
    Dal Lisa OS al CP/M: andiamo alla scoperta della storia segreta dei software di sistema del primo, sfortunato computer con interfaccia grafica di Apple.

Entrambe le storie sono state modificate nel testo e soprattutto arricchite nella parte iconografica.
Vi consiglio caldamente di [ri]leggerle.



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“Chi sarà il prossimo Steve Jobs?”

 Articolo pubblicato il 12/03/2015 che parla di Letture 

“Chi sarà il prossimo Steve Jobs?”
Autore: Nolan Bushnell e Gene Stone
Editore: Hoepli
Altre informazioni: 236 pp
Lingua: italiano

Prima di Apple, nella prima metà degli anni Settanta, Steve Jobs lavorò presso Atari come operaio specializzato. La sua personalità urticante e la sua scarsa igiene gli fecero quasi perdere il posto, ma Nolan Bushnell, il cofondatore di Atari, si sforzò di non farselo sfuggire, avendo intravisto in lui “qualcosa di speciale”.

Nolan Bushnell Campus Party BrasilSecondo Bushnell, Jobs era “la persona che lavorava più duramente che avesse mai conosciuto” e “a questa qualità univa una profonda conoscenza della filosofia e ottime letture.”

Bushnell non è stato solo “il primo e unico boss di Steve Jobs”, ma è uno dei pionieri del mercato dell’elettronica e dell’informatica e nello specifico del mondo dei videogame, che ha reso una realtà di mercato. Nel corso degli anni si è mantenuto in contatto con Jobs, in un rapporto basato sulla stima reciproca.

Nel 2013 Bushnell ha scritto per Simon & Schuster “Finding The Next Steve Jobs: How to Find, Keep, and Nurture Talent”, prontamente tradotto in italiano da Hoepli come “Chi sarà il prossimo Steve Jobs? Come trovare un talento e farlo crescere in azienda”.
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La nascita di Photoshop

 Articolo pubblicato il 03/03/2015 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Verso la fine del 1988, John e Thomas Knoll strinsero un accordo con Steve Schaffran, fondatore e direttore generale di Barneyscan, una giovane azienda californiana che aveva appena prodotto uno dei primi scanner a 24 bit per pellicole a colori.

Nei due anni precedenti i fratelli Knoll avevano ideato e sviluppato un programma che non solo era in grado di di visualizzare immagini sullo schermo di un Macintosh (un Mac Plus inizialmente), ma permetteva anche di modificarne le dimensioni, contrastare, sfocare, schiarire, scurire i colori, regolare l’istogramma attraverso le curve, ed effettuare “decine di altre fantastiche trasformazioni”.

barneyscanxp-boxTra le funzioni del software, come fa notare Schaffran, la più utile era la conversione di un’immagine a colori “dallo spazio colore rosso, verde e blu dello schermo del computer a quello ciano, magenta, giallo e nero necessario per la creazione delle pellicole per la stampa a colori“.

Nel marzo 1989 la versione 0.65 del programma, rinominato per l’occasione Barneyscan XP, iniziò ad essere venduta a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan. Questi due prodotti trasformavano il Macintosh in un potente strumento per acquisire e ritoccare immagini a colori, che sebbene portasse a un esborso complessivo di 15000 dollari, costava una frazione del prezzo di analoghe soluzioni utilizzate nell’industria della stampa fino a quel momento.

Barneyscan XP, più apprezzato dell’hardware con cui era venduto, non era altro che la prima incarnazione e distribuzione commerciale di un programma che, undici mesi più tardi, sarebbe stato pubblicato nuovamente e avrebbe avuto un impatto ben diverso sul mercato.
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Supercriminali Marvel e tecnologia Apple

 Articolo pubblicato il 13/02/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Nel numero 18 del fumetto Secret Avengers, pubblicato in Italia da Panini*, lo scrittore Warren Ellis tira un paio di frecciate all’informatica personale e in particolare ad Apple.

Secret Avengers 18 - pag 01 dett

Il racconto, splendidamente disegnato da David Aja e Raul Allen, si colloca a metà della breve gestione di Ellis della serie e vede protagonista un insolito trio formato dal supersoldato Steve Rogers, l’agente Sharon Carter e l’artista marziale Shang-Chi. Tra gli avversari c’è una versione “danneggiata” del supercriminale Arnim Zola, in grado di trasmettere la sua coscienza in corpi robotici.
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