“I Macintosh made in Italy” e “I molti sistemi operativi del Lisa”: due vecchie storie di Apple da rileggere

 Articolo pubblicato il 24/03/2015 che parla di Novità 

L’obiettivo di Storie di Apple è di fornire un quadro più completo possibile su persone, prodotti ed eventi dell’azienda cofondata da Jobs e Wozniak, tramite un minuzioso e costante lavoro di ricerca, analisi e sintesi.
Questo vuol dire che non solo vengono elaborati nuovi contenuti, ma che vengono modificati ed aggiornati anche i contenuti già editi, sulla base di elementi emersi nel frattempo.

duevecchiestoriediappledarileggereÈ il caso di due vecchi articoli che risalgono al 2009 e al 2010, ovvero:

  • “I Macintosh made in Italy”
    Sono in pochi a saperlo e ancora in meno ad averne avuto uno tra le mani ma per un breve periodo il Mac è stato prodotto anche in Italia.
     
  • “I molti sistemi operativi del Lisa”
    Dal Lisa OS al CP/M: andiamo alla scoperta della storia segreta dei software di sistema del primo, sfortunato computer con interfaccia grafica di Apple.

Entrambe le storie sono state modificate nel testo e soprattutto arricchite nella parte iconografica.
Vi consiglio caldamente di [ri]leggerle.



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“Chi sarà il prossimo Steve Jobs?”

 Articolo pubblicato il 12/03/2015 che parla di Letture 

“Chi sarà il prossimo Steve Jobs?”
Autore: Nolan Bushnell e Gene Stone
Editore: Hoepli
Altre informazioni: 236 pp
Lingua: italiano

Prima di Apple, nella prima metà degli anni Settanta, Steve Jobs lavorò presso Atari come operaio specializzato. La sua personalità urticante e la sua scarsa igiene gli fecero quasi perdere il posto, ma Nolan Bushnell, il cofondatore di Atari, si sforzò di non farselo sfuggire, avendo intravisto in lui “qualcosa di speciale”.

Nolan Bushnell Campus Party BrasilSecondo Bushnell, Jobs era “la persona che lavorava più duramente che avesse mai conosciuto” e “a questa qualità univa una profonda conoscenza della filosofia e ottime letture.”

Bushnell non è stato solo “il primo e unico boss di Steve Jobs”, ma è uno dei pionieri del mercato dell’elettronica e dell’informatica e nello specifico del mondo dei videogame, che ha reso una realtà di mercato. Nel corso degli anni si è mantenuto in contatto con Jobs, in un rapporto basato sulla stima reciproca.

Nel 2013 Bushnell ha scritto per Simon & Schuster “Finding The Next Steve Jobs: How to Find, Keep, and Nurture Talent”, prontamente tradotto in italiano da Hoepli come “Chi sarà il prossimo Steve Jobs? Come trovare un talento e farlo crescere in azienda”.
[continua la lettura della storia]



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La nascita di Photoshop

 Articolo pubblicato il 03/03/2015 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Verso la fine del 1988, John e Thomas Knoll strinsero un accordo con Steve Schaffran, fondatore e direttore generale di Barneyscan, una giovane azienda californiana che aveva appena prodotto uno dei primi scanner a 24 bit per pellicole a colori.

Nei due anni precedenti i fratelli Knoll avevano ideato e sviluppato un programma che non solo era in grado di di visualizzare immagini sullo schermo di un Macintosh (un Mac Plus inizialmente), ma permetteva anche di modificarne le dimensioni, contrastare, sfocare, schiarire, scurire i colori, regolare l’istogramma attraverso le curve, ed effettuare “decine di altre fantastiche trasformazioni”.

barneyscanxp-boxTra le funzioni del software, come fa notare Schaffran, la più utile era la conversione di un’immagine a colori “dallo spazio colore rosso, verde e blu dello schermo del computer a quello ciano, magenta, giallo e nero necessario per la creazione delle pellicole per la stampa a colori“.

Nel marzo 1989 la versione 0.65 del programma, rinominato per l’occasione Barneyscan XP, iniziò ad essere venduta a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan. Questi due prodotti trasformavano il Macintosh in un potente strumento per acquisire e ritoccare immagini a colori, che sebbene portasse a un esborso complessivo di 15000 dollari, costava una frazione del prezzo di analoghe soluzioni utilizzate nell’industria della stampa fino a quel momento.

Barneyscan XP, più apprezzato dell’hardware con cui era venduto, non era altro che la prima incarnazione e distribuzione commerciale di un programma che, undici mesi più tardi, sarebbe stato pubblicato nuovamente e avrebbe avuto un impatto ben diverso sul mercato.
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Supercriminali Marvel e tecnologia Apple

 Articolo pubblicato il 13/02/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Nel numero 18 del fumetto Secret Avengers, pubblicato in Italia da Panini*, lo scrittore Warren Ellis tira un paio di frecciate all’informatica personale e in particolare ad Apple.

Secret Avengers 18 - pag 01 dett

Il racconto, splendidamente disegnato da David Aja e Raul Allen, si colloca a metà della breve gestione di Ellis della serie e vede protagonista un insolito trio formato dal supersoldato Steve Rogers, l’agente Sharon Carter e l’artista marziale Shang-Chi. Tra gli avversari c’è una versione “danneggiata” del supercriminale Arnim Zola, in grado di trasmettere la sua coscienza in corpi robotici.
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I Macintosh che si assomigliano

 Articolo pubblicato il 02/02/2015 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che... 

Rinnovare l’hardware e lasciare immutato il design? È una pratica che in Apple è in auge da più di vent’anni…

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Nel 1988 Apple presentò il Macintosh IIx. Si trattava di una variante del rivoluzionario Macintosh II con processore più potente (e coprocessore matematico): la parentela venne sottolineata riutilizzando lo stesso design industriale. La scelta, per l’epoca insolita, venne ripetuta due anni dopo quando arrivò il potentissimo IIfx, anch’esso con un case praticamente indistinguibile da quello del Macintosh II. L’anno seguente venne presentato l’economico Macintosh IIcx, e pochi mesi dopo Apple riutilizzò le forme per il IIci. Dopo un paio d’anni, con qualche modifica stilistica, lo stesso case compatto venne riproposto una terza volta, al servizio del più piccolo dei Quadra, il 700.

Si trattava delle prime occorrenze di una pratica che nel giro di qualche anno sarebbe diventata molto diffusa in Apple, e che continua tuttora. Le motivazioni erano molteplici: riutilizzando lo stesso design si ammortizzava il costo iniziale per la ricerca, si ottimizzava il “time to market”, aumentando la competività, si dava coerenza al design dei prodotti e un senso di stabilità e tranquillità all’utente, puntando a minimizzare invece che evidenziare i grandi cambiamenti “sotto il cofano”.

Negli anni Novanta una manciata di computer desktop e tower attraversò immutata (o quasi) sconvolgimenti tecnologici ed aziendali notevoli. Apple sfornò e mise in vendita svariati Macintosh esteticamente simili che, in alcuni casi, di diverso avevano solo la dotazione software e una targhetta sul davanti, causando non poca confusione tra l’utenza.
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“Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro” / “Steve Jobs, la storia continua”

 Articolo pubblicato il 30/01/2015 che parla di Letture 

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro”,
“Steve Jobs, la storia continua”

Autore: Jay Elliot
Editore: Hoepli
Altre informazioni: 258 pp / 236 pp
Lingua: italiano

Libri su Steve Jobs di Jay Elliot

Jay Elliot è stato vicepresidente di Apple addetto alla risorse umane dal 1980 al 1986, come raccontato in un’intervista a Storie di Apple. L’esperienza lavorativa è stata estremamente formativa per Elliot e dopo averla condivisa con altri autori di testi su Apple, nel 2011 ha fatto uscire un libro a suo nome. Intitolato “The Steve Jobs Way: iLeadership for a New Generation”, nel 2012 ha avuto un seguito, “Leading Apple With Steve Jobs: Management Lessons From a Controversial Genius”. Entrambi i testi sono stati prontamente tradotti ed editi in italiano da Hoepli.

In entrambi i volumi, l’obiettivo di Elliot e del giornalista William L. Simon che lo assiste come coautore, non è quello di scrivere una biografia ma di proporre una guida sull’innovazione nel management aziendale prendendo spunto dalle scelte (giuste e sbagliate) di Jobs nel corso della sua carriera.
Elliot, che all’epoca ha spesso lavorato fianco a fianco del cofondatore di Apple, si è basato su un mix di ricordi degli anni passati nell’azienda di Cupertino e di analisi di eventi successivi al suo periodo nell’azienda californiana.

Il punto di vista di Elliot è molto personale e di parte e tende a celebrare la figura Jobsiana, mostrando il fianco con qualche imprecisione su eventi e dati tecnici. Nonostante questo, i due libri risultano non solo piacevoli da leggere ma anche interessanti per l’appassionato di storia di Apple.

Il primo tomo, in particolare, ha il pregio di essere complementare ai testi di altri autori e personaggi che hanno raccontato quanto avvenuto nella prima metà degli anni ’80 e offre una prospettiva diversa (e forse più smaliziata) su responsabili di progetto e dirigenti dell’azienda di Cupertino in uno dei suoi momenti di maggiore crescita e innovazione.

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro” è disponibile in versione cartacea in su Amazon e in digitale per Kindle e per i dispositivi Apple è su iBooks Store
Anche “Steve Jobs. La storia continua” si può acquistare in versione cartacea su Amazon mentre in digitale c’è per Kindle e su iBooks Store per i dispositivi Apple.

Una versione preliminare di questo testo è stata pubblicate su www.nicoladagostino.net e su Panorama.it



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I Macintosh di “Death Note”

 Articolo pubblicato il 20/01/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Pubblicato dalla Shueisha in Giappone “Death Note” è un manga in cui uno studente delle superiori entra in possesso di un quaderno dai poteri soprannaturali che permette all’utilizzatore di uccidere qualunque persona di cui conosca volto e nome.

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Scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, “Death Note” è stato inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal dicembre 2003 al maggio 2006 e poi ristampato in tankōbon in Giappone e in svariati altri paesi. In Italia è uscito per i tipi di Panini, sotto l’etichetta Planet Manga.

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Ma perché stiamo parlando di un manga su Storie di Apple? Perché l’illustratore, Obata, ha disseminato il fumetto di prodotti Apple. Molti dei personaggi, tra cui i geniali investigatori noti come “L” e “N”, usano dei Macintosh* durante il lavoro di indagine, monitoraggio e comunicazione.

Ecco dunque una lista dei prodotti col marchio Apple che appaiono in “Death Note”, con il capitolo in cui appaiono, note tecniche ed immagini esplicative tratte dal manga.

Capitolo 1: Noia

Alla fine del primo capitolo (o pagina, come la chiamano gli autori) vediamo per la prima volta “L”. È seduto sul pavimento di una stanza non arredata, davanti a un Power Macintosh G4 collegato a un Apple Studio/Cinema Display, probabilmente da 20″ o 23″ pollici, e un altoparlante rotondo Apple Pro Speakers.

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Capitolo 2: L

Durante un incontro dell’Interpol arriva il misterioso emissario Watari e “L” parla, la prima di molte volte, attraverso un PowerBook G4 Titanium.
È probabilmente uno degli ultimi modelli della serie Titanium, prima dell’adozione del design in alluminio nel 2003, anno in cui Death Note ha iniziato la pubblicazione.

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