La nascita di Photoshop

 Articolo pubblicato il 03/03/2015 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Verso la fine del 1988, John e Thomas Knoll strinsero un accordo con Steve Schaffran, fondatore e direttore generale di Barneyscan, una giovane azienda californiana che aveva appena prodotto uno dei primi scanner a 24 bit per pellicole a colori.

Nei due anni precedenti i fratelli Knoll avevano ideato e sviluppato un programma che non solo era in grado di di visualizzare immagini sullo schermo di un Macintosh (un Mac Plus inizialmente), ma permetteva anche di modificarne le dimensioni, contrastare, sfocare, schiarire, scurire i colori, regolare l’istogramma attraverso le curve, ed effettuare “decine di altre fantastiche trasformazioni”.

barneyscanxp-boxTra le funzioni del software, come fa notare Schaffran, la più utile era la conversione di un’immagine a colori “dallo spazio colore rosso, verde e blu dello schermo del computer a quello ciano, magenta, giallo e nero necessario per la creazione delle pellicole per la stampa a colori“.

Nel marzo 1989 la versione 0.65 del programma, rinominato per l’occasione Barneyscan XP, iniziò ad essere venduta a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan. Questi due prodotti trasformavano il Macintosh in un potente strumento per acquisire e ritoccare immagini a colori, che sebbene portasse a un esborso complessivo di 15000 dollari, costava una frazione del prezzo di analoghe soluzioni utilizzate nell’industria della stampa fino a quel momento.

Barneyscan XP, più apprezzato dell’hardware con cui era venduto, non era altro che la prima incarnazione e distribuzione commerciale di un programma che, undici mesi più tardi, sarebbe stato pubblicato nuovamente e avrebbe avuto un impatto ben diverso sul mercato.
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Supercriminali Marvel e tecnologia Apple

 Articolo pubblicato il 13/02/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Nel numero 18 del fumetto Secret Avengers, pubblicato in Italia da Panini*, lo scrittore Warren Ellis tira un paio di frecciate all’informatica personale e in particolare ad Apple.

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Il racconto, splendidamente disegnato da David Aja e Raul Allen, si colloca a metà della breve gestione di Ellis della serie e vede protagonista un insolito trio formato dal supersoldato Steve Rogers, l’agente Sharon Carter e l’artista marziale Shang-Chi. Tra gli avversari c’è una versione “danneggiata” del supercriminale Arnim Zola, in grado di trasmettere la sua coscienza in corpi robotici.
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I Macintosh che si assomigliano

 Articolo pubblicato il 02/02/2015 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che... 

Rinnovare l’hardware e lasciare immutato il design? È una pratica che in Apple è in auge da più di vent’anni…

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Nel 1988 Apple presentò il Macintosh IIx. Si trattava di una variante del rivoluzionario Macintosh II con processore più potente (e coprocessore matematico): la parentela venne sottolineata riutilizzando lo stesso design industriale. La scelta, per l’epoca insolita, venne ripetuta due anni dopo quando arrivò il potentissimo IIfx, anch’esso con un case praticamente indistinguibile da quello del Macintosh II. L’anno seguente venne presentato l’economico Macintosh IIcx, e pochi mesi dopo Apple riutilizzò le forme per il IIci. Dopo un paio d’anni, con qualche modifica stilistica, lo stesso case compatto venne riproposto una terza volta, al servizio del più piccolo dei Quadra, il 700.

Si trattava delle prime occorrenze di una pratica che nel giro di qualche anno sarebbe diventata molto diffusa in Apple, e che continua tuttora. Le motivazioni erano molteplici: riutilizzando lo stesso design si ammortizzava il costo iniziale per la ricerca, si ottimizzava il “time to market”, aumentando la competività, si dava coerenza al design dei prodotti e un senso di stabilità e tranquillità all’utente, puntando a minimizzare invece che evidenziare i grandi cambiamenti “sotto il cofano”.

Negli anni Novanta una manciata di computer desktop e tower attraversò immutata (o quasi) sconvolgimenti tecnologici ed aziendali notevoli. Apple sfornò e mise in vendita svariati Macintosh esteticamente simili che, in alcuni casi, di diverso avevano solo la dotazione software e una targhetta sul davanti, causando non poca confusione tra l’utenza.
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“Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro” / “Steve Jobs, la storia continua”

 Articolo pubblicato il 30/01/2015 che parla di Letture 

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro”,
“Steve Jobs, la storia continua”

Autore: Jay Elliot
Editore: Hoepli
Altre informazioni: 258 pp / 236 pp
Lingua: italiano

Libri su Steve Jobs di Jay Elliot

Jay Elliot è stato vicepresidente di Apple addetto alla risorse umane dal 1980 al 1986, come raccontato in un’intervista a Storie di Apple. L’esperienza lavorativa è stata estremamente formativa per Elliot e dopo averla condivisa con altri autori di testi su Apple, nel 2011 ha fatto uscire un libro a suo nome. Intitolato “The Steve Jobs Way: iLeadership for a New Generation”, nel 2012 ha avuto un seguito, “Leading Apple With Steve Jobs: Management Lessons From a Controversial Genius”. Entrambi i testi sono stati prontamente tradotti ed editi in italiano da Hoepli.

In entrambi i volumi, l’obiettivo di Elliot e del giornalista William L. Simon che lo assiste come coautore, non è quello di scrivere una biografia ma di proporre una guida sull’innovazione nel management aziendale prendendo spunto dalle scelte (giuste e sbagliate) di Jobs nel corso della sua carriera.
Elliot, che all’epoca ha spesso lavorato fianco a fianco del cofondatore di Apple, si è basato su un mix di ricordi degli anni passati nell’azienda di Cupertino e di analisi di eventi successivi al suo periodo nell’azienda californiana.

Il punto di vista di Elliot è molto personale e di parte e tende a celebrare la figura Jobsiana, mostrando il fianco con qualche imprecisione su eventi e dati tecnici. Nonostante questo, i due libri risultano non solo piacevoli da leggere ma anche interessanti per l’appassionato di storia di Apple.

Il primo tomo, in particolare, ha il pregio di essere complementare ai testi di altri autori e personaggi che hanno raccontato quanto avvenuto nella prima metà degli anni ’80 e offre una prospettiva diversa (e forse più smaliziata) su responsabili di progetto e dirigenti dell’azienda di Cupertino in uno dei suoi momenti di maggiore crescita e innovazione.

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro” è disponibile in versione cartacea in su Amazon e in digitale per Kindle e per i dispositivi Apple è su iBooks Store
Anche “Steve Jobs. La storia continua” si può acquistare in versione cartacea su Amazon mentre in digitale c’è per Kindle e su iBooks Store per i dispositivi Apple.

Una versione preliminare di questo testo è stata pubblicate su www.nicoladagostino.net e su Panorama.it



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I Macintosh di “Death Note”

 Articolo pubblicato il 20/01/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Pubblicato dalla Shueisha in Giappone “Death Note” è un manga in cui uno studente delle superiori entra in possesso di un quaderno dai poteri soprannaturali che permette all’utilizzatore di uccidere qualunque persona di cui conosca volto e nome.

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Scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, “Death Note” è stato inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal dicembre 2003 al maggio 2006 e poi ristampato in tankōbon in Giappone e in svariati altri paesi. In Italia è uscito per i tipi di Panini, sotto l’etichetta Planet Manga.

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Ma perché stiamo parlando di un manga su Storie di Apple? Perché l’illustratore, Obata, ha disseminato il fumetto di prodotti Apple. Molti dei personaggi, tra cui i geniali investigatori noti come “L” e “N”, usano dei Macintosh* durante il lavoro di indagine, monitoraggio e comunicazione.

Ecco dunque una lista dei prodotti col marchio Apple che appaiono in “Death Note”, con il capitolo in cui appaiono, note tecniche ed immagini esplicative tratte dal manga.

Capitolo 1: Noia

Alla fine del primo capitolo (o pagina, come la chiamano gli autori) vediamo per la prima volta “L”. È seduto sul pavimento di una stanza non arredata, davanti a un Power Macintosh G4 collegato a un Apple Studio/Cinema Display, probabilmente da 20″ o 23″ pollici, e un altoparlante rotondo Apple Pro Speakers.

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Capitolo 2: L

Durante un incontro dell’Interpol arriva il misterioso emissario Watari e “L” parla, la prima di molte volte, attraverso un PowerBook G4 Titanium.
È probabilmente uno degli ultimi modelli della serie Titanium, prima dell’adozione del design in alluminio nel 2003, anno in cui Death Note ha iniziato la pubblicazione.

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Gli iPod di Hewlett-Packard

 Articolo pubblicato il 14/01/2015 che parla di Hardware,Lo sapevate che... 

L’8 gennaio 2004 Carly Fiorina, amministratore delegato di Hewlett-Packard, brandì un dispositivo blu sul palco del Consumer Electronics Show di Las Vegas annunciando un accordo con Apple. La collaborazione avrebbe prodotto l’“Apple iPod by HP”, una stranezza che sarebbe arrivata sul mercato nove mesi dopo e, dopo scarse vendite, ritirata l’anno seguente.

iPod +hp

Conosciuto anche come “Apple iPod + HP”, fu il primo ed unico iPod su licenza. L’accordo prevedeva che Apple producesse per HP una versione del suo lettore digitale, e che il software iTunes venisse preinstallato su tutti i computer HP Pavillion e Compaq Presario. L’intesa si rivelò di breve durata, ma in quel momento aveva senso per entrambe le aziende.

Nel 2004 il successo dell’iPod era in crescita, ma il lettore digitale non aveva ancora conquistato la maggioranza del mercato americano, come invece sarebbe avvenuto più avanti grazie all’iPod mini. Apple era quindi interessata a qualsiasi mossa che potesse incrementare le vendite e imporre definitivamente l’iPod. Grazie alla rete di distribuzione HP, l”iPod + HP” avrebbe raggiunto importanti rivenditori statunitensi dove Apple non era ancora presente, nello specifico catene di negozi come Wal-Mart, RadioShack e Office Depot.
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Il 2014 di Storie di Apple

 Articolo pubblicato il 12/01/2015 che parla di Novità 

Siamo a gennaio, ed è tempo di fare un po’ di bilanci dell’anno che si è concluso. Com’è andato il 2014 per Storie di Apple?
Quali novità ci sono state? Quanti articoli sono stati pubblicati? E quali sono quelli più graditi dai lettori?
Proviamo a rispondere a queste domande.

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In questi dodici mesi abbiamo parlato un po’ più di attualità ripercorrendo il 2013 di Apple e prendendo spunto dal trentennale del Macintosh e dell’esordio di Office per iPad. Sono occasioni in cui Tim Cook non si è limitato a proseguire la linea di Steve Jobs, ma ha anche mostrato di voler operare in maniera diversa dal suo predecessore, volgendo lo sguardo al passato.

Il grosso del materiale inedito pubblicato nel 2014 è però (ovviamente) costituito da articoli medio-lunghi di carattere storico basati su un accurato lavoro di documentazione, come è tradizione di Storie di Apple.

collage articoli 2014

Per il versante hardware abbiamo esaminato l’insuccesso del Newton e il passaggio dalla tecnologia CRT a quella LCD. Abbiamo ricordato l’arrivo dei primi Macintosh multimediali, e quindici anni dopo l’avvento del MacBook Air, ormai imitato da tutti i principali concorrenti di Apple.

Abbiamo poi fatto luce sugli errori strategici compiuti con l’Apple III, tirando in ballo un nome importantissimo per la Apple degli inizi, quello del designer Jerry Manock, su cui sicuramente torneremo. L’articolo sull’inizio dell’espansione internazionale dell’Apple Store, nel 2003, ci ha dato l’occasione di menzionare Ron Johnson, e abbiamo esaminato la ormai celebre tecnica di presentazione di Steve Jobs del “One More Thing”.

Sul versante software e servizi i riflettori sono stati puntati sull’evoluzione e crescente rilevanza di Xcode e dell’iTunes Music Store, nonché sulla realizzazione del filmato promozionale in computer grafica “Pencil Test”.

Va infine menzionata la disamina degli alti e bassi del rapporto tra Apple e IBM, uscito per puro caso un mese prima che i due colossi annunciassero una nuova collaborazione, questa volta all’insegna della produttività aziendale su smartphone e tablet.

Passiamo ora a esaminare le prime venticinque pagine più visitate.
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Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin