Il Newton: l’idea giusta al momento sbagliato?

 Articolo pubblicato il 21/08/2014 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

NewtonPer Apple doveva essere la più grande opportunità mai avuta dal lancio del Macintosh e un’occasione di reinventare l’azienda stessa. Ma dopo dieci anni di sviluppo, oltre cento milioni di dollari spesi e solo 300000 esemplari venduti in cinque anni, fu chiaro che il Newton non era un altro dispositivo “for the rest of us” e tantomeno rappresentava il futuro di Infinite Loop.

Il progetto era iniziato nel 1987 come ambiziosa piattaforma di pen computing. Nel 1991 dimensioni e mire si erano ridotti dopo che il Product Marketing Manager Michael Tchao aveva ottenuto dall’amministratore delegato di Apple John Sculley di focalizzare gli sforzi su un dispositivo più piccolo, di cui la prima versione venne lanciata nel 1993. Nel 1998 il CEO ad interim Steve Jobs archiviò il capitolo Newton ritirando gli ultimi prodotti ad usarne la tecnologia, il megapalmare MessagePad 2100 e il portatile eMate 300.

Il Newton non era riuscito ad affermarsi ed una Apple sull’orlo del baratro aveva deciso di investire tutte le risorse e i fondi nell’evoluzione del Mac e in un nuovo sistema operativo basato su quello di NeXT. Tchao aveva lasciato l’azienda di Cupertino nel 1994 ed altrettanto avevano fatto i due principali progettisti software, Steve Capps e Walter Smith, che nel 1996 si erano accasati presso Microsoft.
[continua la lettura della storia]



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
Avete dei commenti?  

“Il computer nello schermo” su Applicando 339

 Articolo pubblicato il 28/07/2014 che parla di Hardware,Novità 

Copertina di Applicando 339Siamo ancora alla fine di luglio ma è già in edicola il numero 339 di Applicando, dell’agosto 2014, con una nuova rubrica targata Storie di Apple.

In “Il computer nello schermo” torniamo indietro di dieci anni, all’agosto del 2004 quando Apple presentò l’iMac G5, capolavoro di miniaturizzazione tecnologica e di design minimalista.

Estremamente potente e dalle dimensioni ridotte, oltre che bello da vedere, l’iMac G5 condivideva la stessa filosofia del “tutto in uno” dell’iMac G3 e ovviamente del primissimo Macintosh voluto da Steve Jobs.
Il nuovo iMac rivelò un successo, anche perché Apple puntò al numeroso pubblico che già usava ed amava l’iPod e il computer venne presentato come un abbinamento perfetto con il lettore digitale.

Come al solito vi auguro buona lettura. :)



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di ,
 
Avete dei commenti?  

Tempest & Cyclone: i primi Mac Audio Video

 Articolo pubblicato il 02/07/2014 che parla di Hardware 

Nel luglio del 1993, Apple presentò due modelli di Macintosh molto speciali: il Centris 660AV e il Quadra 840AV. I due Mac appartenevano a linee di prodotto differenti, avevano case agli antipodi (uno era un desktop basso e largo e l’altro un tower) e anche le possibilità di espansione erano molto diverse. In comune, però c’era la stessa tecnologia, che offriva un’integrazione di audio, video e voce inedita. La sigla “AV” dopo il numero del modello stava ad indicare che input ed output professionali per suono e video erano inclusi da Apple e non c’era bisogno di espansioni di terze parti.

Sia il Centris 660AV (nome in codice Tempest) che il Quadra 840AV (nome in codice Cyclone) furono i primi Macintosh a supportare l’audio stereo a 16-bit 48 KHz, e potevano registrare e riprodurre suono di qualità CD. Potevano essere usati per acquisire video da una telecamera o altra fonte, come pure per reindirizzare il segnale a un televisore o videoregistratore grazie alle porte S-Video e Composite in entrata e in uscita. Altra novità era il supporto di fabbrica per il riconoscimento vocale Plaintalk di Apple.

Centris 660AV and Quadra 840AV ad detail

Tutte queste fantastiche capacità erano rese possibili da una nuova scheda madre con circuiteria pensata apposta per gestire le funzionalità AV.

Tempest e Cyclone vantavano il potente processore Motorola 68040, con un clock di 25 MHz nel Centris e di 40 MHz nel Quadra, surclassando quindi il possente Quadra 950, attuale top di gamma. Per alleggerire il carico di lavoro del 68040 e velocizzare l’elaborazione audio-video, era inoltre presente un chip AT&T 3210 DSP (Digital Signal Processor), con un clock di 55 MHz nel 660AV e di 66.7 MHz nel 840AV.

I due Mac AV erano venduti con un adattatore Apple GeoPort che metteva a disposizione dell’utente numerose funzioni di telecomunicazione basate sul DSP, come modem, fax e telefonia. Purtroppo, come già successo con il Mac IIfx, pochissimi software facevano uso della circuiteria specifica a causa della necessità di una programmazione specifica.

Ecco un video che mostra i progettisti che festeggiare il lavoro fatto per la scheda madre dei due Mac AV. La ripresa è del 1993 e il filmato è presente sul CD-Rom con il System 7.1, fornito insieme ai due Macintosh AV.

Il Quadra 840AV e il Centris 660AV, in seguito rinominato Quadra 660AV dopo l’eliminazione della linea Centris, furono tra gli ultimi Macintosh professionali basati su CPU Motorola 680X0, ma non gli ultimi modelli AV. Il testimone venne raccolto dai PowerMac, che in molti casi implementarono le loro funzionalità audio/video grazie a un concetto di “AV su scheda” concepito originariamente per Tempest & Cyclone.

Note: la pubblicità del Quadra 840AV e del Centris 660AV è “courtesy of Apple”.
Si ringrazia Serena Di Virgilio per l’aiuto nella traduzione dall’inglese dell’articolo originario.



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
Avete dei commenti?  

“E allora fammi causa” su Applicando 338

 Articolo pubblicato il 30/06/2014 che parla di Novità 

Copertina di Applicando 338È in edicola Applicando 338, di luglio 2014, con una nuova rubrica mensile di Storie di Apple.

L’articolo si intitola “E allora fammi causa” e parla della nascita di un altro pezzetto di folklore informatico nato alla fine degli anni 80 e ormai parte della storia e cultura di Apple.

Storie di Apple su Applicando 338Qualcuno di voi l’avrà già indovinato… ebbene sì, è proprio l’irriverente suono di avviso “sosumi”, protagonista lo scorso mese della piccola sfida di “Indovina la versione”.

Nella rubrica su Applicando si ricostruisce l’origine del suono e del suo particolarissimo nome, e si parla del suo ideatore, Jim Reekes, lo spiritoso sviluppatore che ha lavorato per due decadi a Infinite Loop firmando oltre a sosumi diversi altri elementi audio importanti del Macintosh, e non solo, tuttora in uso.

Buona lettura!



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di ,
 
Avete dei commenti?  

Storie di Apple è (anche) su Twitter

 Articolo pubblicato il 16/06/2014 che parla di Novità 

Segnalo agli utenti di Twitter che da qualche giorno è attivo un account di Storie di Apple.

Il primo tweet (messaggio) non poteva che essere il saluto con cui si è presentato il Macintosh nel lontano 1984, ovvero:

Oltre ai link a nuovi articoli appena pubblicati qui troverete anche segnalazioni estemporanee di contenuti di altri e brevi curiosità, in maniera simile a quanto già accade pagina di Storie di Apple su Google+.



Volete approfondire?

 
Avete dei commenti?  

“Le mele di Apple” su Applicando 337

 Articolo pubblicato il 06/06/2014 che parla di Novità 

Copertina di Applicando 337Segnalo che è in edicola Applicando 337, datato giugno 2014, su cui trovate un nuovo articolo per la rubrica mensile di Storie di Apple.

Questo mese la rubrica si intitola “Le mele di Apple” ed è un tuffo nel folklore informatico che pesca da tre decenni di storia dell’azienda californiana.

L’articolo parla infatti di nomi in codice di prodotti Apple e nello specifico dei computer, periferiche, console (ma anche di un’azienda) i cui nomi sono stati presi in prestito da… varietà di mele.

Storie di Apple su Applicando 337Da Macintosh a Braeburn sono andato alla scoperta dei vari _cultivar_ adottati da ingegneri e dirigenti, constatando come alcuni nomi siano stati utilizzati più volte e – en passant – ho menzionato anche un paio di curiosità hardware ideate negli anni ’80 a Infinite Loop che purtroppo (o per fortuna) non hanno mai visto la luce del (è il caso di usare il termine) “mercato”.

Buona lettura (e buon appetito). :)



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di ,
 
Avete dei commenti?  

I su e giù di Apple e IBM

 Articolo pubblicato il 03/06/2014 che parla di Hardware,Software 

Prima acerrimi antagonisti, poi partner e infine ai ferri corti. Il rapporto tra Apple e “Big Blue” assomiglia molto a una telenovela durata un quarto di secolo.

Welcome IBM Apple adNell’agosto del 1981 Apple acquista una pagina del Wall Street Journal per pubblicare un messaggio rivolto ad un nuovo concorrente>. “Benvenuta, IBM. Davvero” recita la scritta a tutta pagina con cui Apple dà ironicamente il benvenuto al “PC”, lanciato qualche settimana prima: all’epoca l’Apple II è il leader indiscusso dei personal computer Apple e ritiene (erroneamente) molto improbabile che un colosso come IBM possa avere successo nel settore. Qualche anno dopo le quote di IBM superano quelle di Apple e lo scontro tra le due aziende è all’ordine del giorno. Tutta la strategia e la promozione di Apple punta sull’essere un’alternativa ai PC da ufficio: l’esempio più lampante è il celeberrimo spot pubblicitario per il lancio del Macintosh, in cui IBM viene raffigurata come il Grande Fratello informatico. Per non parlare di una foto del 1983 che ritrae Steve Jobs fare un gestaccio davanti al logo di IBM

Nel dicembre 1989 Apple offre una serie di soluzioni software che gettano un ponte tra i Mac e le proposte server della DEC: la mossa viene vista come un’alleanza strategica contro IBM: Digital è il suo antagonista principale nei “business computer” mentre Apple lo è in quello dei personal.

Ma nel 1991, a sorpresa, Apple e IBM diventano amiche e stringono una serie di accordi.
[continua la lettura della storia]



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , , , , , , ,
 
1 commento  


 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin