“Revolution In The Valley”

 Articolo pubblicato il 29/01/2008 che parla di Hardware,Letture,Personaggi,Software 

“Revolution In The Valley: The Insanely Great Story of How the Mac Was Made”
Autore: Andy Hertzfeld & AAVV
Editore: O’Reilly
Altre informazioni: 296 pp illustrate
Lingua: inglese
Disponibile in versione cartacea su Amazon e in formato digitale per Kindle e per dispositivi Apple, sull’iBooks Store statunitense.

Revolution In The Valley: The Insanely Great Story of How the Mac Was Made può essere definito senza ombra di dubbio il libro definitivo sulle origini del Macintosh la cui lettura è altamente consigliata. Può sembrare una dichiarazione esagerata ma l’autore e i personaggi coinvolti, in più occasioni come coautori, ne sono la migliore garanzia possibile.

Il testo, riccamente illustrato, deriva da un sito, Folklore.org che Andy Hertzfeld ha ideato già nel 1996, dopo la (dis)avventura. Il sito web ha esordito molto dopo, nel 2003 ma verso la fine degli anni ’90 Hertzfeld scrisse la prima serie di cronistorie sulla Apple dei primi anni ’80 e sullo sviluppo del Mac.

L’assunto di base del sito, e del libro che ne è scaturito per interesse dell’editore Tim O’Reilly, è di una narrazione corale, cioè che fosse proprio chi c’era all’epoca a raccontare e comporre il mosaico di retroscena, dettagli, idee e eventi che portarono alla creazione e commercializzazione del computer “for the rest of us”.

Tra gli autori troviamo infatti nomi come quelli di Steve Capps, Donn Denman, Bruce Horn e Susan Kare, i cui preziosi ricordi si aggiungono al calderone pseudocasuale di storie di Hertzfeld, coinvolgente guida al mondo di prototipi, interfacce, hack, scherzi ma anche scontri di personalità del team che creò il Macintosh. Questo calderone nell’edizione a stampa difetta – ovviamente – dei link della natura ipertestuale, ma oltre ad una cura grafica notevole è arricchito da contenuti extra e sopratutto da una ricchissima iconografia, fornita in parte da Apple stessa. L’azienda pare infatti avere un archivio enorme, caotico e pieno di piccole e grandi gemme. Proprio come la sua storia.

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Gli scherzi di Woz – Il parcheggio di Jobs

 Articolo pubblicato il 23/05/2007 che parla di Personaggi 

Un ingrediente chiave negli scherzi di Steve Wozniak è quello di non rivelarsi mai come autore degli stessi ma anzi far credere che ci sia dietro qualcun’altro.

Mercedes in spazio per handicappatiÈ il caso del generatore di interferenze nascosto in un pennarello, del finto volantino promozionale dello Zaltair e anche di un altro scherzo che provò a giocare sempre a spese di Jobs e della sua brutta abitudine di parcheggiare negli spazi riservati ai disabili.

Ne parla Andy Hertzfeld, che si è ritrovato coinvolto nella burla:

Un giorno dell’ottobre 1983 mentre ero al lavoro in Apple ricevetti una chiamata dalla polizia di Cupertino che mi diceva più o meno “La macchina che lei ha denunciato perché parcheggiata nello spazio riservato agli handicappati. Beh, non la possiamo portare via col carro attrezzi perché i confini dello spazio non sono adeguatamente demarcati.”

Wozniak e Hertzfeld nel 1985Al che la mia risposta fu “Scusi come?”

Scoprii che Woz aveva chiamato la polizia e gli aveva segnalato la macchina di Steve Jobs parcheggiata nel posto per gli handicappati e gli aveva detto come nome Andy Hertzfeld lasciandogli il mio numero di telefono.

Era uno scherzo colossale sia a me che Steve Jobs che per un pelo non era andato a segno, grazie a Dio. Già mi immaginavo Steve che andava a recuperare la sua macchina [alla polizia, ndr] e scopriva che era stato Andy Hertzfeld a farla portar via.

Immagine tratta da www.romain-moisescot.com e da differnet.com

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Chris Espinosa: l’uomo dei manuali

 Articolo pubblicato il 18/01/2007 che parla di Personaggi,Software 

Assunto nel 1976 e tutt’ora in Apple, Chris Espinosa è stato il più giovane impiegato di Apple, dove è entrato ancora adolescente guadagnandosi poi la tessera numero 8.

Espinosa ai tempi dello sviluppo del MacintoshIn questi decenni Espinosa è stato coinvolto in parecchi progetti importanti a Cupertino, dall’Apple II al Macintosh (sua è una delle firme all’interno del case del Mac originale) in HyperCard ed AppleScript ma anche in A/UX, Taligent, i Kaleida Labs, e infine Mac OS X. Attualmente è parte del team dell’ambiente di sviluppo Xcode, di cui è “development engineering manager”.

Ma torniamo al 1976. All’epoca Espinosa era alle superiori e il suo primo ruolo era di dimostratore al pubblico dell’Apple II presso l’azienda, o meglio il garage di Jobs, che raggiungeva in bicicletta (o con un motorino, ci sono due versioni). Più tardi Espinosa lasciò Apple e si iscrisse all’Università della California a Berkeley dove come studente anziano di riferimento si ritrovò Andy Hertzfeld e scopri il suo vero amore: la redazione di documentazione tecnica. A Berkeley gli fu infatti assegnato come compito produrre un manuale tecnico degno di questo nome per l’Apple II usando come base la raccolta fotocopiata incoerente di singole istruzioni ed appunti (tra cui pagine scritte a mano da Wozniak) che fino a quel momento era stato l’unico riferimento per gli utilizzatori.

Il Red Book di Chris EspinosaLa leggenda vuole che Espinosa abbia lavorato al progetto giorno e notte sul mainframe di Berkeley e a causa degli orari insoliti spesso non sia riuscito a tornare al dormitorio prima della chiusura dormendo sui divani del laboratorio di informatica o dove capitava. Il risultato di queste fatiche fu l’“Apple II Technical Reference Manual” noto come “Red Book” (dal colore rosso della copertina), una pubblicazione che rispondeva alle richieste di professionalità e ricercatezza volute da Jobs per il rivoluzionario Apple II e -secondo molti- rappresenta un punto fermo per la storia della manualistica informatica.

Anche se Espinosa sapeva programmare ed ha realizzato demo per l’Apple II in BASIC e parte della mitica calcolatrice originale del Mac OS il veterano di Apple si è sempre definito uno sviluppatore mediocre ma profondamente interessato e appagato dal lavoro di documentazione ed illustrazione del funzionamento del software.
Per nostra fortuna.

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E’ una stampante! No, è uno scanner! No, è Thunderscan!

 Articolo pubblicato il 04/12/2006 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Uno dei segni della genialità di Andy Hertzfeld è la sua collaborazione al Thunderscan: un sistema che sfruttava la meccanica della stampante ad aghi ImageWriter per digitalizzare le immagini.

Il ThunderscanLa migliore fonte di informazioni sul Thunderscan è Hertzfeld stesso, che gli ha dedicato un articolo sul sito folklore.org. Qui Hertzfeld spiega che aveva già lavorato, prima del Macintosh, sulle stampanti, scrivendo codice di basso livello per la Silentwriter, una stampante targata Apple ma originariamente di un’altra azienda. In tipico stile Apple, o meglio in stile Wozniak, fu ottimizzato il funzionamento riducendo la complessità e trasferendo le funzioni dal controller hardware a qualcosa di più semplice che sfruttava sull’Apple II.

Nel 1984, terminato il rush finale per il Macintosh, Hertzfeld fu contattato da un ex collega e finì a lavorare per la sua ditta, la Orinda aiutandoli a migliorare (in realtà rendere efficace, veloce e potente) un sistema hardware/software che sfruttava la diffusa ImageWriter per avere uno scanner ad alta risoluzione ma a basso costo (circa 200 dollari).
Confezione di ThunderscanHertzfeld capì il potenziale dell’idea e grazie ai suoi hack per risolvere problemi come il movimento del motore, l’acquisizione e elaborazione dei dati, dopo mesi di lavoro e prove il Thunderscan divenne una realtà apprezzata.

In tempi in cui gli scanner costavano decine di milioni Thunderscan era una infatti soluzione più che soddisfacente grazie a cui sono nati tanti libri e documenti illustrati e per molti anni rappresentò il migliore rapporto qualità prezzo, venduto in circa 100’000 unità. E su ognuna di queste, l’occhialuto sviluppatore padre del Mac percepiva come compenso una piccola percentuale.

Si ringrazia Paolo Manna per il suggerimento.

Immagini tratte da homepage.mac.com/earlymac/plus e da www.micmac.com

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Andy Hertzfeld

 Articolo pubblicato il 21/11/2006 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Di Andy Hertzfeld e del suo contributo alla storia di Apple si potrebbe parlare a lungo e riempire diversi libri o siti web: il suo nome è fissato negli annali del Macintosh per il suo ruolo di creatore, di liason e infine di autore e divulgatore.

Hertzfeld è anzitutto parte del team originario che sviluppò il Mac nei primi anni ’80 ed è uno dei padri del software che lo anima, insieme a Bill Atkinson e a Burrel Smith, miconosciuto demiurgo hardware. Ma è anche la persona che chiamò e coinvolse l’allora sconosciuta Susan Kare a realizzare le icone ed i font del Mac.

Andy Hertzfeld fine anni 70Mentre era uno studente all’Università della California a Berkley, nel 1978, Hertzfeld investì ben 1300 dollari per un Apple II, e si immerse nell’esplorazione dell’hardware e software del personal computer. Man mano che approfondiva la creatura di Steve Wozniak, la scelta di Hertzfeld si trasformò in un’ossessione, al punto di entrare in Apple l’anno dopo, nell’estate del 1978.
Soli 18 mesi dopo, qualche giorno in seguito all’estromissione dell’ideatore originario Jef Raskin, Hertzfeld si univa alla squadra di sviluppo del Mac, su cui lavorò sempre più alacremente fino al 1984 sotto la guida e l’incitamento di Steve Jobs.

Lo sforzo di finire e consegnare il Mac fu tale che Hertzfeld lasciò -esausto nel fisico e nel morale- Apple, solo due mesi dopo il lancio e la trasmissione del famoso spot “1984”.

La sua storia rimase e rimane però saldamente legata al mondo Apple: negli anni successivi cofondò con Smith la Radius, storico produttore di periferiche, schede e monitor per il computer con la mela morsicata e fu anche l’autore di Switcher prima e acerba implementazione di multitasking cooperativo per il Mac.

Hertzfeld con Atkinson, Tribble e JobsNegli anni ’90 Hertzfeld fu coinvolto in altre due iniziative ad alto tasso Apple, purtroppo entrambe sfortunate. La prima volta con Atkinson nella General Magic, che con il benestare di Cupertino doveva sviluppare un “personal intelligent communicator”, un PDA orientato alla comunicazione. La seconda nell’avventura Eazel con Bud Tribble (fedelissimo di Jobs in Apple e poi NeXT) votato alla creazione di un file manager per l’ambiente grafico di Linux.

Negli ultimi anni Hertztfeld, che ora lavora in Google, ha assunto un ulteriore e prezioso ruolo: quello di narratore e autore di una storia del Mac dal “di dentro”. I suoi ricordi e testimonianze e quelli dei colleghi dell’epoca sono infatti stati raccolti e pubblicate sul sito folklore.org ed in seguito, con altro materiale -sopratutto iconografico-, editi in un bel libro intitolato “Revolution In The Valley”, che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di Apple e di storia dell’informatica.

Immagini tratte da www.folklore.org e da differnet.com

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